Ecco perché le ferite in bocca guariscono presto

Una lesione sul palato scompare in pochi giorni. Sul braccio ci vuole il doppio del tempo

La fotografia ospitata nello studio dice tutto. Due ferite delle stesse dimensioni sono messe a confronto, la prima è localizzata su un braccio, la seconda all’interno della bocca. Dopo 6 giorni la lesione del braccio è ancora evidente mentre dell’altra non vi è traccia. Perché le ferite all’interno del cavo orale guariscono prima senza provocare cicatrici? Se lo è chiesto un gruppo di ricercatori americani che ha pubblicato la risposta su Science Translational Medicine.

Nella bocca agiscono alcune sostanze incaricate della regolazione dei geni coinvolti nel processo di cicatrizzazione. Si tratta delle proteine Sox2, Pitx1, Pitx2 e Pax9, una squadra di “riparatori” esperti che lavora nelle cellule dell’epidermide (cheratinociti) della bocca e non di altre parti del corpo.

Questi abili regolatori bloccano l’infiammazione responsabile della cicatrizzazione e attivano processi molecolari che favoriscono il movimento cellulare e la chiusura della ferita. Ecco perché le lesioni della bocca impiegano un terzo del tempo a guarire rispetto a quelle che avvengono altrove e non lasciano segni.

Conoscere i meccanismi di questo processo di guarigione accelerato può rivelarsi utile per sviluppare nuove terapie in grado di riparare le lesioni della pelle evitando la formazione di cicatrici.

I ricercatori si sono serviti per la loro indagine di 30 volontari disposti a subire piccole ferite in bocca e nella parte interna del braccio. Le lesioni della bocca si sono rimarginate tre volte più in fretta di quelle del braccio. Nel cavo orale il processo di guarigione procede infatti al ritmo di 0,3 millimetri al giorno, nel braccio la riparazione avviene molto più lentamente (0,1 millimetri al giorno).

Gli scienziati hanno verificato il ruolo chiave delle proteine Pitx1 e Sox2 nei cheratinociti della bocca di topi cresciuti in laboratorio. Aumentando i livelli di Sox2 il tempo di guarigione passava da 9 a 3 giorni.

La velocità con si chiudono le ferite della bocca ha incuriosito i biologi evoluzionisti che si sono domandati quale potesse essere la sua origine. Ebbene, gli esseri umani potrebbero avere ereditato questa caratteristica da molto lontano, dai primissimi animali acquatici.

«Abbiamo passato la maggior parte del nostro tempo cercando di imparare come riparare le ferite sott’acqua – ha dichiarato a Science News Luis Garza, dermatologo della Johns Hopkins School of Medicine – Così si spiega perché abbiamo la capacità di riparare bene le ferite nella nostre mucose».

Fonte: http://www.healthdesk.it/ricerca/ecco-perch-ferite-bocca-guariscono-presto?fbclid=IwAR1cfzhFACxZdwNLnt5KeNkbgt72dEshP8TLxak2kaXTa_y2ulAEIfwUF64

Quando è corretto portare il bambino dal dentista la prima volta?

Una delle domande che più spesso ci vengono poste dai genitori è quando sia corretto portare il bambino dal dentista la prima volta. Molti infatti ritengono che, essendo i denti da latte destinati a cadere, prendersene la dovuta cura non sia così importante e che di conseguenza si debba andare dal dentista solo se sorgono problemi quali carie o altre complicazioni legate alla masticazione. In realtà il corretto sviluppo e la cura dei denti da latte è un aspetto importante per la salute orale e per una crescita armonica del bambino.

La risposta riguardo a quando sia corretto portare il bambino dal dentista la prima volta è dunque verso i 4 anni, a meno che non si renda necessario intervenire prima per problemi specifici.
In assenza di patologie o problemi che si manifestino sin da quando il bambino è molto piccolo, sarebbe dunque corretto portare il bambino dal dentista la prima volta già nei primi anni di vita, così che la prima visita non coincida con eventi traumatici e dolorosi.

In altre parole: se il bambino vedrà per la prima volta il dentista in un momento molto spiacevole, in cui sente male o è comunque per qualche motivo spaventato, potrebbe continuare ad associare la figura del dentista a queste sensazioni spiacevoli, rendendo più complessa l’instaurazione di un rapporto corretto e sereno.

Fonte: studio Tubiolo

Tumore della bocca

Il tumore della bocca si origina nella parte superiore del cavo orale

Cos’è

Il cavo orale comprende i due terzi anteriori della lingua, le gengive, la superficie interna delle guance e delle labbra, la parte inferiore della bocca sotto la lingua (il pavimento orale), la parte superiore ossea della bocca (il palato duro) e la zona situata posteriormente ai denti (il trigono retromolare).

La presenza sulle mucose del cavo orale di una tumefazione persistente, di una macchia bianco rossastra che non si risolve oppure di una ferita che non si rimargina è un possibile segnale di allarme, perché potrebbe trattarsi della manifestazione di una lesione pre-tumorale o tumorale del cavo orale.

Quanto è diffuso

Nel mondo i tumori del cavo orale, insieme a quelli della laringe e della faringe, rappresentano il 10 per cento circa di tutte le neoplasie maligne negli uomini e il 4 per cento nelle donne.

In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 4.500 casi di tumori alla bocca e si registrano circa 3.000 decessi. Purtroppo questo tipo di cancro viene di solito diagnosticato in fase già avanzata, quando la massa tumorale si è ingrandita al punto da richiedere interventi mutilanti, spesso con scarsi risultati.

Il tumore della bocca colpisce gli uomini in percentuale tripla rispetto alle donne. L’incidenza in Italia è di 3 casi ogni 100.000 abitanti (quindi 6 casi ogni 100.000 maschi e 2,3 casi ogni 100.000 femmine).

L’incidenza aumenta con l’età: è rarissimo nei giovani e raggiunge un picco dopo i 70 anni. L’età media alla diagnosi di un tumore del cavo orale è di 64 anni e il 95 per cento insorge dopo i 40 anni.

Il tumore del labbro è più comune negli uomini e si sviluppa soprattutto in persone dalla pelle chiara che trascorrono molto tempo al sole (per esempio i muratori, gli agricoltori o i pescatori) o nei fumatori di pipa. I tumori del labbro rappresentano l’11 per cento circa dei nuovi casi, ma sono responsabili solo dell’1 per cento dei decessi totali.

La lingua è la sede più spesso coinvolta nelle neoplasie del cavo orale: infatti, i carcinomi linguali sono il 30 per cento circa di tutti i carcinomi orali.

Il tumore del cavo orale è più frequente in persone che fumano tabacco e consumano alcolici; la coesistenza di queste due abitudini moltiplica il rischio di sviluppare neoplasie orali.

Negli ultimi anni si è osservata una progressiva riduzione di incidenza delle neoplasie orali correlate all’alcol e al tabacco, soprattutto nel sesso maschile, mentre nel sesso femminile si è invece registrato un aumento.

Chi è a rischio

Per tutti i tumori del cavo orale i principali fattori di rischio sono il fumo di sigaretta, il consumo di alcol e inoltre gli effetti di traumi della superficie interna della bocca, come, per esempio, l’errato posizionamento di protesi dentarie.

Altre cause favorenti possono essere la scarsa igiene orale e la masticazione di tabacco.

Per quanto riguarda il tumore del labbro, possibili fattori favorenti sono l’esposizione al sole e l’uso della pipa.

Tiplogie

Oltre il 90 per cento dei tumori della bocca origina dalle cellule epiteliali squamose.

Sintomi

Qualsiasi dolore alla bocca, ferita che non si rimargina o gonfiore persistente, anche se non dolente, deve essere esaminato da un medico esperto. Un altro segnale da tener presente è il dolore in un punto preciso nel mettere la dentiera.

Prevenzione

In base ai dati disponibili, non è possibile formulare raccomandazioni a favore o contro lo screening di routine per i tumori del cavo orale per gli individui che non presentano sintomi. È comunque consigliato effettuare una visita odontoiatrica l’anno, per verificare la salute dei denti e delle mucose. Questa pratica diventa essenziale dopo i 60 anni in soggetti che hanno avuto stili di vita a rischio.

Per tutti è valido il consiglio di adottare uno stile di vita salutare, non fumare, non consumare tabacco in alcuna forma e limitare l’alcol.

In particolare è importante non sottovalutare eventuali lesioni della bocca solo perché piccole o indolori: noduli o indurimenti della mucosa, piccole ulcere, placche bianche o rosse o bianco-rossastre, specie se sanguinanti, escrescenze. Un altro segnale di allarme può essere dato da eventuali impedimenti a una corretta masticazione.

I medici dovrebbero prestare particolare attenzione alle lesioni precancerose e a qualsiasi segno o sintomo di tumore del cavo orale, in tutti gli individui che consumano tabacco (sigarette, pipa, sigaro) o che assumono regolarmente alcol.

Diagnosi

Il cancro della bocca, se riconosciuto in fase precoce, può essere curato con successo, con elevate percentuali di guarigione. I ritardi diagnostici dipendono in genere da una sottovalutazione dei sintomi spesso dovuta a una conoscenza insufficiente di questo tumore. Il tumore alla bocca viene, infatti, spesso confuso con altre malattie più frequenti, ma meno gravi (quali ascessi dentari o tumori benigni) oppure le sue manifestazioni non vengono riferite al medico per paura immotivata.

I principali esami per individuare i tumori del cavo orale, in assenza di sintomi, sono l’ispezione e la palpazione del pavimento della bocca e della lingua.

Ogni lesione sospetta della mucosa deve essere sottoposta a biopsia col prelievo di una piccola porzione di tessuto.

Evoluzione

Come per la maggior parte dei tumori, la guarigione dipende dalle condizioni generali di salute, dalla sede e dalla diffusione ai linfonodi regionali o ad altre parti dell’organismo.

Dai dati disponibili si è potuto stabilire che al momento della diagnosi oltre la metà dei tumori del cavo orale è già diffusa nelle sedi vicine.

Complessivamente la sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi è del 50 per cento e oscilla tra l’80-90 per cento nei pazienti con tumori confinati alla sede di insorgenza e il 19 per cento nei pazienti con tumori metastatici.

Come si cura

I tumori del cavo orale sono generalmente curati con l’asportazione chirurgica del tumore e dei linfonodi circostanti. Qualora l’asportazione sia molto ampia, si procede anche a ricostruzioni sofisticate con autotrapianti di pelle, muscolo e/o osso. In ogni caso è utile una rieducazione alla fonazione e alla deglutizione coordinata da specialisti logopedisti.

Radioterapia e chemioterapia sono in genere usate come terapie adiuvanti postoperatorie dei tumori localmente avanzati e meno frequentemente in alternativa alla chirurgia.

Solo in casi selezionati e di limitate dimensioni, si può considerare anche la brachiterapia, un tipo particolare di radioterapia, che prevede l’impianto di piccoli “semi” radioattivi posizionati a livello del tumore, che agiscono, quindi, localmente.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

Fonte: https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-della-bocca

Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?

Lo sbiancamento è un procedimento clinico appositamente studiato per migliorare il colore dei denti.

Questo procedimento è effettuato mediante l’utilizzo di un gel a base di perossido d’idrogeno o perossido di carbamide, che una volta esposto a particolari fonti luminose si attiva liberando ossigeno. Una volta liberato, questo gas penetra nella struttura del dente, innescando reazioni di ossido-riduzione che scompongono le molecole delle macchie in composti più piccoli, incolori e facilmente eliminabili.

L’intensità dello sbiancamento dipende dalla concentrazione del principio attivo e dal suo tempo di posa sui denti. Lo sbiancamento può essere ottenuto anche con il Laser ed un apposito gel, il quale accentua l’effetto di liberazione di radicali iberi; quella più comunemente usata è una luce derivata a un diodo.
I benefici del trattamento sono quelli di ottenere un sorriso gradevole e migliorare sensibilmente l’estetica del proprio sorriso.

Il trattamento di sbiancamento dentale, come qualsiasi atto, presenta alcuni inconvenienti/problemi che si possono verificare anche durante una terapia eseguita nel migliore dei modi. In molti casi si ottengono ottimi risultati, ma non esiste un metodo per sapere quanto verranno sbiancati i denti. L’età, la dieta, le abitudini di vita delle persone, oltre ovviamente ai fattori costituzionali, influiscono sul colore dei naturale dei denti.

Si può andare incontro a sensibilità dentinale; durante il processo di sbiancamento dei denti, alcuni pazienti possono avvertire una certa ipersensibilità. Questo è nella norma, pertanto è importante che il paziente informi il professionista circa la sensibilità basale dei propri denti, prima del trattamento. Si può andare incontro a irritazione delle gengive e dei tessuti molli; lo sbiancamento può causare infiammazione delle gengive, delle labbra e dei margini delle guance, se il gel a base di perossido d’idrogeno viene in contatto con questi tessuti. Per evitare questo inconveniente sono posti sulle mucose materiali specifici a protezione. In ogni caso il disturbo è di breve durata.
Le controindicazioni sono sia le protesi preesistenti, sia i restauri. In questo caso è sconsigliato l’uso dello sbiancante! Ponti e corone o restauri in composito o porcellana non vengono assolutamente sbiancati e pertanto, alla fine del trattamento, non si uniformano nel colore con il resto dei denti.

Lo sbiancamento dentale professionale è controindicato in caso di gravidanza, allattamento, per i pazienti di età inferiore ai 12 anni e per chiunque sia allergico ai perossidi.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013 del Decreto del Ministero della Salute del 5 novembre 2012, l’Italia ha recepito la Direttiva Europea 2011/84/UE sui prodotti cosmetici in materia di sbiancamento dentale. La norma, che modifica la Direttiva 76/768/CEE sui prodotti cosmetici al fine di adeguarla alle recenti acquisizione tecnico-scientifiche, stabilisce delle nuove regole per l’utilizzo dei prodotti contenenti perossido di idrogeno. In sintesi, l’obiettivo della Direttiva è quello di garantire la sicurezza per la salute del paziente, andando a bloccare i trattamenti sbiancanti fai da te.

Fonte: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_denti_gengive/risposte/2017/11/29/lo-sbiancamento-dei-denti-puo-essere-dannoso_6b9e65dc-4831-46be-a806-d2efbc7afb82.html

Sedazione cosciente in odontoiatria pediatrica: stato dell’arte e prospettive future

La tematica della sedazione cosciente in odontoiatria pediatrica è già stata variamente affrontata su queste stesse pagine. Facendo riferimento soprattutto alla forma della sedazione cosciente inalatoria, ma ricordando comunque come esista una forma farmacologica di più stretta competenza anestesiologica, si può affermare che tale pratica stia assumendo un rilievo importante a livello nazionale. Questo soprattutto in virtù del fatto che sono ormai disponibili sul mercato delle sistematica pensate per realtà ambulatoriali di dimensioni contenute, e che permettono quindi una sorveglianza adeguata da parte del personale di studio. È bene ribadire ulteriormente che non tutte queste sistematiche sono concepite per essere utilizzate in assenza del medico specialista anestesista-rianimatore, ed è sempre fondamentale assicurarsi di tutte le specifiche tecniche prima di adottare una metodica. Va ricordato, ad esempio, che per l’odontoiatra non è possibile gestire in autonomia il passaggio dallo stato di sedazione cosciente a quello di sedazione profonda e/o di anestesia generale, i quali richiedono l’ambiente protetto della sala operatoria e la presenza di un anestesista.

Diversi Autori sottolineano i vantaggi della sedazione cosciente inalatoria con protossido di azoto (NO), che in grado di condurre il paziente a rilassamento, facilitando le procedure cliniche e favorendo così il comfort del paziente e anche l’operatività del professionista. Gli stessi osservano comunque come sia importante attenersi alle indicazioni della sedazione cosciente inalatoria: in generale, si può affermare che sono candidati tutti quei soggetti in grado di mantenere un adeguato compenso respiratorio per tutta la durata della procedura.

In questo senso, sono in molti a sottolineare le potenzialità della metodica nell’ambito dell’odontoiatria pediatrica.

Cosa dicono le raccomandazioni per la sedazione cosciente

Ad un rapido sondaggio della rete, è possibile reperire un documento dal titolo Raccomandazioni sulla sedazione cosciente e sull’anestesia loco-regionale in odontoiatria pediatrica, a cura dell’Associazione Italiana di Anestesia Odontostomatologica (AINOS). Questo documento individua proprio nella sedazione cosciente inalatoria la prima scelta per il paziente pedodontico, sia in ambiente ambulatoriale che ospedaliero, in virtù dei suoi effetti analgesici e sedativi (analgesia relativa). Secondo la raccomandazione riguardante la valutazione del compenso preoperatorio, il paziente ASA I o II costituisce un valido candidato, al netto della semplice valutazione anamnestica e farmacologica, mentre il soggetto pediatrico portatore di importanti patologie (ASA III e IV) richiederà un consulto specialistico. Il testo ribadisce inoltre le precauzioni accennate in precedenza: si tratta in primo luogo dell’efficienza dei macchinari, che devono necessariamente assicurare flusso continuo e misurabile di gas, con un’ossigenazione minima del 30% (più una sorgente rapida di O al 100%) e un’erogazione di NO non superiore al 50%, più sistemi di allarme e sistemi antipolluzione. Il monitoraggio del paziente, infine, non è necessariamente strumentale, ma si basa fondamentalmente sulla valutazione clinica della profondità della sedazione.

In conclusione, dunque, si può affermare che lo standard operativo nella sedazione cosciente inalatoria nel soggetto pediatrico non è difforme da quella dell’adulto. Vi si discosterà per tutte quelle precauzioni supplementari normalmente richieste dal paziente subadulto.

In conclusione, viene allegato un semplice video illustrativo, adatto anche per far conoscere la metodica ai genitori dei piccoli pazienti.

Fonte: https://www.ildentistamoderno.com/sedazione-cosciente-odontoiatria-pediatrica/

Come mantenere un buon stato di salute orale in gravidanza, per evitare conseguenze sistemiche 

Le donne in stato di gravidanza spesso non sanno come comportarsi di fronte alle problematiche gengivali e dentali che insorgono in questo particolare periodo della loro vita, prevalentemente legate alle alterazioni ormonali.

Spesso sono restie a sottoporsi a controlli odontoiatrici per evitare trattamenti fastidiosi per loro, convinte che sia meglio evitare radiografie e somministrazione di farmaci quali anestesie, antibiotici e antidolorifici. In realtà, il rimandare le cure odontoiatriche a dopo il parto quasi mai risulta essere la scelta migliore per la salute della paziente perché la miglior cosa da fare in gravidanza è mantenere lo stato di salute ottimale di denti e gengive, per evitare conseguenze sistemiche.

Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In un articolo rivolto ai pazienti pubblicato su JADA di novembre 2018 vengono brevemente illustrate le problematiche che la gravidanza può scatenare a livello orale, tra cui quelle gengivali e l’erosione dentale.

Patologie gengivali in gravidanza

I cambiamenti ormonali aumentano il rischio di problemi gengivali durante la gravidanza per lo più portando a gonfiore e sanguinamento delle gengive. Alcune donne possono sviluppare anche piccole tumefazioni su queste ultime (epulidi gravidiche) durante la gravidanza che generalmente non danno dolore, ma rendono difficile il mantenimento di una corretta igiene orale.

Tendenzialmente queste tumefazioni scompaiono spontaneamente dopo la nascita del bambino, ma qualora rappresentassero un serio ostacolo alle manovre di igiene orale domiciliare è bene suggerire alla paziente di rimuovere queste tumefazioni prima del parto.

È compito del dentista educare e motivare le pazienti gravide a fare qualche sforzo in più nel prendersi cura dei propri denti spazzolandoli dopo i pasti principali per almeno 2 minuti con un dentifricio a base di fluoro, e utilizzando almeno una volta al giorno il filo interdentale o gli scovolini.

Erosione dentale in gravidanza

L’erosione dentale, che rappresenta la perdita dello strato esterno dello smalto dentale, è un’evenienza che si presenta piuttosto frequentemente in gravidanza quando i denti delle pazienti sono ripetutamente esposti all’acido gastrico a causa degli episodi di vomito che talvolta si protraggono anche per lunghi periodi.

Spetta al dentista spiegare alle pazienti che per prevenire l’erosione dentale devono, dopo gli episodi di vomito, sciacquare la bocca con acqua in cui è stato sciolto un cucchiaio da caffè di bicarbonato di sodio (che in quanto base è in grado di tamponare l’acido gastrico) e di non spazzolare subito i denti per dare modo allo smalto di remineralizzarsi. È bene spazzolare i denti solo dopo circa un’ora dall’episodio di vomito.

Radiografie e farmaci in gravidanza

Le radiografie dentali, fatte ovviamente con cautela e utilizzando il camice piombato protettivo, sono considerate allo stato attuale sicure durante la gravidanza. Il dentista può utilizzare/somministrare anestesia e farmaci quali antibiotici e antidolorifici/anti-infiammatori nelle pazienti in gravidanza se necessari per condurre trattamenti dentali (ovviamente, con la dovuta cautela). L’obiettivo primario deve essere sempre quello di perseguire o mantenere la salute orale delle pazienti.

Conclusioni

La maggiori associazioni nazionali e internazionali di dentisti, ginecologi e ostetrici concordano sull’affermare che l’assistenza sanitaria orale è sicura e importante durante la gravidanza e che vanno motivate le donne in gravidanza al mantenimento di una perfetta igiene orale domiciliare e a sottoporsi a controlli orali frequenti dal dentista con l’obiettivo principale di raggiungere e mantenere la perfetta salute orale.

Fonte: http://www.odontoiatria33.it/igiene-e-prevenzione/17156/come-mantenere-un-buon-stato-di-salute-orale-in-gravidanza-per-evitare-conseguenze-sistemiche.html?fbclid=IwAR2myCysRhOiuSCUP5oc0mQZFSgY6IVQoWSR-09AnKBRrj055YHgK9SWPbw

Piercing alla lingua e salute orale: tutti i rischi da evitare

Al labbro o sulla lingua, il piercing è un fenomeno sempre più diffuso. Una pratica che se non gestita e controllata in modo corretto può però avere risvolti negativi sulla salute orale. Conoscere e prevenire questi rischi è fondamentale. Ecco dunque le principali complicazioni che possono insorgere dopo l’applicazione di un piercing orale.

Rischi di infezione

Una mancata o impropria sterilizzazione degli strumenti utilizzati per inserire il piercing può causare herpes simplex, HIV o epatiti B e C, ma anche l’endocardite. Inoltre, a causa delle sue funzioni, la bocca ospita numerosi batteri. Con l’applicazione del piercing, si aumenta  quindi il rischio di contrarre un’infezione che, data la forte irrorazione dei tessuti interessati, può entrare nel circolo sanguigno fino a raggiungere e colpire organi di fondamentale importanza come il cuore con gravi ripercussioni.

Reazioni allergiche

Trattandosi di un corpo estraneo inserito in un tessuto e a stretto contatto con altri, il rischio di reazioni allergiche è abbastanza alto, in particolare possono verificarsi dermatiti da contatto. Per questo è sempre bene esigere materiali anallergici e garantiti.

Sanguinamento prolungato e gonfiore della lingua

La lingua è uno dei tessuti più irrorati e vascolarizzati per questo l’introduzione dei piercing dà spesso luogo a sanguinamenti prolungati, con il rischio di gonfiore e insensibilità.

Recessione gengivale

Il prolungato sfregamento tra piercing e tessuti gengivali può inoltre dare luogo a lesioni e ulcere, con irritazioni, ferite e gonfiori che aumentano il rischio di recessione gengivale, con una radice del dente maggiormente esposta alla carie e alle malattie parodontali.

Danni allo smalto dentale

La presenza di un corpo estraneo e semimobile può inoltre causare danni ai denti stessi, con scheggiature dello smalto dentale che se prolungate e non curate possono compromettere l’intera corona del dente.

Difficoltà nella masticazione, deglutizione e fonazione

Al piercing si associano inoltre difficoltà in alcune funzionalità orali, come la masticazione, la deglutizione, ma anche alterazione del gusto e della sensibilità e persino parlare in modo chiaro. La presenza di un corpo estraneo come il piercing infatti può provocare una salivazione eccessiva, principale imputata di alcune delle precedenti difficoltà.

Il consiglio

Non sempre le complicazioni del piercing sono immediatamente avvertibili per questo, anche nei casi di buona riuscita dell’intervento e della successiva riabilitazione, il consiglio è quello di essere sempre seguiti da uno specialista odontoiatra che mantenga sotto controllo lo stato e l’evoluzione della situazione orale.

Un ulteriore fondamentale consiglio, in particolare nel periodo appena successivo all’applicazione, è quello di seguire le dovute precauzioni, mantenendo una costante igiene orale, evitando il fumo e il consumo di alcolici, cibi particolarmente duri o speziati.

Fonte: https://heydoc.it/content/piercing-e-salute-orale

Anestesia locale nello studio dentistico

Nelle pratiche di uno studio dentistico, il controllo del dolore è uno degli aspetti che incide in maniera più rilevante sulle aspettative e sull’esperienza del paziente. Un argomento che da sempre scatena domande e interrogativi. Ecco dunque una breve guida sui principali metodi di anestesia nello studio dentistico.

Come funziona e quanto dura l’anestesia locale

L’anestesia locale è la soluzione utilizzata più di frequente poiché interessa solo la zona specifica da sottoporre a trattamento, mantenendo il paziente in stato cosciente. Inoltre, l’anestesia di tipo locale è, solitamente, meno rischiosa rispetto ad altri approcci di sedazione

Il farmaco anestetico agisce direttamente sui nervi che portano la sensibilità alla regione interessata dall’intervento. In questo modo si impedisce che gli impulsi nervosi del dolore possano raggiungere il cervello.

A seconda dei diversi parametri del paziente e del tipo di intervento, l’anestesia locale è somministrata per coprire il tempo necessario all’operazione e per il post-operatorio. Solitamente la durata si aggira intorno alle due ore.

Le principali tecniche di anestesia locale nello studio dentistico

Metodi e farmaci sono scelti a seconda dei casi specifici e dei trattamenti. Alcuni possono essere solo di superficie (o per contatto) e prevedono l’applicazione di sostanze sulla parte da trattare; mentre altri si basano sull’iniezione del farmaco.

Per quanto riguarda la scelta dell’anestetico è fatta principalmente in base alla durata e complessità dell’intervento, alla necessità del controllo post chirurgico del dolore, alle controindicazioni a specifici farmaci (ad esempio allergie) e in generale seguendo l’anamnesi del paziente.

Tra le tecniche di anestesia locale, possono essere ricordate:

  • Anestesia topica: prevede l’applicazione di un anestetico in gel o spray. È utilizzata per interventi di brevissima durata o nelle sedute di igiene orale per i pazienti particolarmente sensibili.
  • Anestesia locale plessica o infiltrazione: consiste nell’iniettare il farmaco anestetico sotto la mucosa orale in prossimità dell’apice del dente. È utilizzata per gli interventi di breve-media durata.
  • Anestesia locale tronculare:  è effettuata direttamente nel tronco nervoso mandibolare, interrompendo la trasmissione del dolore su tutti i denti e tessuti molli presenti sul lato della mandibola dove è stato iniettato l’anestetico.
  • Anestesia Intrapulpare: viene utilizzata nei casi in cui si devono trattare denti affetti da pulpite oppure per la devitalizzazione. In questi due casi, nonostante il dentista abbia somministrato un anestetico in precedenza, può capitare che il paziente senta ancora dolore e fastidio. In questo caso il dentista inietterà un anestetico direttamente all’interno del dente passando tramite la corona dentale. L’effetto anestetico sopravverrà dopo solo alcune gocce di farmaco anestetico.
  • Raffreddamento o Perfrigerazione: consiste nel raffreddare la zona in cui si deve intervenire con un getto di cloruro di etile. Questa tecnica, di facile esecuzione, viene utilizzata per interventi di breve durata sui tessuti molli come l’estrazione dei denti decidui.

Anestesia totale: gli interventi complessi

Per interventi particolarmente complessi viene impiegata invece l’anestesia totale. Indotta tramite farmaci per via endovenosa o respiratoria, provoca la perdita di coscienza interessata da assenza di dolore e rilassamento muscolare. A stabilire il dosaggio del farmaco e occuparsi del monitoraggio durante l’operazione è sempre un medico specializzato, cioè l’anestesista.

Effetti collaterali dell’anestesia locale

L’anestesia è indolore, l’unico fastidio che si prova è nel momento in cui viene iniettato l’anestetico attraverso una siringa. Gli effetti collaterali dell’anestesia possono essere di lieve o di severa intensità.In qualche caso possono insorgere nausea o lieve tachicardia.

L’anestetico può inoltre portare all’ipersensibilizzazione della zona trattata oppure, in casi molto più rari, interferire con altri farmaci assunti o scatenare reazioni allergiche.
Per questa ragione, ove ragionevolmente possibile, la corretta anamnesi serve per gestire al meglio la durata dell’intervento e minimizzare i rischi per il paziente.

Per qualsiasi chiarimento o informazione legata alle esigenze personali e di trattamento, è comunque sempre consigliabile consultare il proprio dentista che saprà indicare la soluzione più adatta per il vostro caso specifico.

Fonte: https://heydoc.it/content/anestesia-locale-nello-studio-dentistico

Un sorriso da matrimonio: lo sbiancamento dentale per le nozze

Che quella delle delle nozze sia una giornata dedicata al sorriso è innegabile, per questo sono sempre di più i novelli sposi che per il gran giorno si affidano a trattamenti di sbiancamento dentale. Se anche voi siete interessati a questo argomento allora non perdetevi i nostri consigli!

Perché sbiancarsi i denti?

Avere un sorriso smagliante, bianco e sano, è un desiderio comune, specie nel giorno delle nozze quando tutto deve essere perfetto. Eppure un’igiene orale accurata e visite periodiche dal dentista spesso non sono sufficienti, poiché il colore dei nostri denti dipende da molti fattori, come l’età, il corredo genetico ma anche le abitudini di vita (fumo, consumo regolare di caffè o té).

Oggi, grazie allo sbiancamento dentale, è possibile migliorare il proprio sorriso riportandolo alla brillantezza originaria.

Sbiancamento fai da te o professionale?

Lo sbiancamento dentale professionale consiste in un trattamento specifico con sostanze capaci di arrivare in profondità nella struttura del dente, ridonando allo smalto la sua lucentezza perduta. È un trattamento indolore, che se eseguito bene non danneggia né la struttura dentaria, né i tessuti molli circostanti.

Esistono in commercio diverse soluzioni fai da te, eppure lo sbiancamento professionale risulta più sicuro ed efficace, perché può essere effettuato con concentrazioni maggiori di principio attivo e sotto la tutela del dentista, con tecniche atte ad evitare irritazioni e danni ai tessuti.

Come funziona lo sbiancamento dentale alla poltrona?

Esistono diversi tipi di trattamento, anche a seconda dei casi specifici. Molto dipende dal tipo di dentatura di ognuno e dalla salivazione. Per alcuni è sufficiente una sola seduta, mentre per altri possono essere previste più sedute. L’ideale è sempre trovare la soluzione guidati da un professionista che saprà consigliarvi sulla tecnica più opportuna.

Bleaching: lo sbiancamento per processo chimico

La tecnica più diffusa si basa comunque su un processo di ossidazione attivata dal perossido di idrogeno o di carbammide. Questa procedura sfrutta l’azione di agenti sbiancanti chimici ad alta concentrazione che possono essere o meno potenziati da specifiche lampade che ne favoriscono l’azione in profondità.

Il perossido di idrogeno viene applicato direttamente sulla superficie dentale e necessita di 2-4 applicazioni da 15 minuti ciascuna che possono essere effettuate in una o più sedute.

Il perossido di carbammide, invece, viene posto in contatto con i denti mediante l’ausilio di apposite mascherine personalizzate che devono essere lasciate in posa per 30 minuti.

Lo sbiancamento dentale con il laser

In molti casi il bleaching è sommato all’azione di laser o particolari luci led. L’azione degli agenti sbiancanti può essere potenziata attraverso l’uso di sorgenti luminose: come una lampada a led o laser che permette al perossido di idrogeno di reagire chimicamente in profondità, eliminando le macchie presenti sui denti e donando allo smalto il suo colore naturale.

Quanto dura lo sbiancamento dentale?

Il risultato ottenuto con lo lo sbiancamento è soggettivo e dipende da molti fattori. È bene sapere che con il passare del tempo però l’effetto si riduce. Per chi volesse conservare candore e brillantezza è bene quindi sottoporsi a un richiamo periodico in accordo con il vostro dentista.

Futuri sposi o no, ricordiamo a tutti che lo sbiancamento dentale è un trattamento estetico e che non può prescindere da una corretta igiene orale e da sedute di detartrasi periodiche. Inoltre, lo sbiancamento non può fare miracoli, sottoporsi a questi trattamenti, infatti, significa riportare il colore della dentatura al tono originario che ognuno di noi possiede geneticamente.

Fonte: https://heydoc.it/content/sbiancamento-dentale-per-il-matrimonio

Denti sensibili? Cause e rimedi della sensibilità dentale

Insieme alla carie una delle problematiche più spesso riscontrare dai dentisti è proprio l’ipersensibilità dentinale. Secondo una statistica questo disturbo sarebbe la principale causa di dolore ai denti, colpendo in media 1 adulto su 7.
Per chi soffre di sensibilità dentale molti gesti normali possono provocare fastidio e persino dolore: bere un bicchiere d’acqua fredda, assaporare un cibo caldo o dolce, persino spazzolarsi i denti, o inspirare aria attraverso la bocca.
Scopriamo quindi quali sono le cause e i principali rimedi per risolvere questa diffusa complicazione.

Perché i denti diventano sensibili? La sensibilità dentinale

Il dente è formato e protetto da diversi strati: lo smalto è lo strato più esterno e duro, e ha il compito di proteggere la dentina sottostante. A sua volta, la dentina svolge funzione protettiva per la polpa dentale, la parte viva e più interna del dente, ricca di vasi sanguigni e terminazioni nervose e quindi molto sensibile ai cambiamenti di temperatura e alle sollecitazioni meccaniche.
Quando gli strati protettivi del dente vengono intaccati o si consumano, allora si manifesta una certa sensibilità che a seconda dei casi può diventare anche dolore poiché caldo e freddo, o sollecitazioni, raggiungono la parte più interna e sensibile del dente.

Cause della sensibilità dentale

La sensibilità dentinale provoca un dolore intenso e transitorio, causato da uno stimolo esterno non opportunamente schermato dallo smalto e dalla dentina.
Questa complicazione colpisce tra i 18 e i 40 anni, ma negli ultimi anni è stato notato un aumento dei casi soprattutto tra i giovani, a causa di abitudini alimentari scorrette, come l’eccessivo consumo di cibi e bevande acide.
La sensibilità dentale rappresenta un campanello d’allarme importante, se il problema viene trascurato possono infatti verificarsi complicazioni come ad esempio carie, gengivite o parodontite.

Ecco, dunque, le principali cause che possono provocare o aumentare la sensibilità dentale:

  • Lavare i denti con spazzolini duri o spazzolarli con troppa forza
  • Mangiare cibi acidi
  • Digrignare i denti (se vuoi saperne di più, ecco un articolo dedicato al Bruxismo)
  • Utilizzare dentifrici sbiancanti
  • Utilizzare troppo spesso il collutorio
  • Carie e placca
  • Denti scheggiati o incrinati
  • Indebolimento naturale dello smalto legato all’età

Sensibilità dentale in Gravidanza

Capita molto spesso che le donne in gravidanza soffrano di sensibilità dentale, poiché soggette a un forte aumento di estrogeni che hanno effetto anche su questo aspetto. Inoltre, la diminuzione di difese immunitarie e la variazione ormonale fanno aumentare la possibilità di formazione di placca, carie  e gengiviti.

Rimedi e cure per la sensibilità dei denti

È bene ricordare che in questi casi la prevenzione è sempre la strategia migliore. Grazie a un’igiene orale quotidiana corretta e a sedute periodiche di igiene professionale molte delle cause della sensibilità possono essere contrastate.
Nei casi in cui la sensibilità si manifesti in modo doloroso è fondamentale rivolgersi a un consulto professionale e seguire il trattamento indicato dal vostro dentista in base alla situazione specifica.
Le terapie si differenziano in base alla diffusione e alla gravità della sensibilità. Spesso possono prevedere l’impiego di principi attivi che concorrono a proteggere il dente e rinforzare lo smalto, come ad esempio la terapia laser con applicazioni di fluoruro di sodio, o ancora applicazioni di nitrato di potassio, fosfato di calcio. Se la zona è limitata si utilizzano inoltre resine e adesivi protettivi.

Fonte: https://heydoc.it/content/cause-e-rimedi-della-sensibilita-dei-denti